Day 1

Ho trascorso a Tivoli quattro giorni, anche se ne sarebbero bastati tre. Infatti è sufficiente mezza giornata per ogni visita, un minimo di un paio d’ore se proprio non si ha tempo. C’è anche chi visita solo due delle Ville perché ha un unico giorno a disposizione, una di mattina e l’altra nel pomeriggio, soprattutto i turisti che, trovandosi a Roma, fanno un’escursione di una giornata fuori città. Personalmente, stavolta ho voluto fare tutto con calma e scoprire anche altri aspetti della cittadina, centro storico, punti panoramici, gastronomia, artigianato.

Un esteso giardino all’italiana vero e proprio è ben in evidenza nella Villa d’Este. È tuttora accuratamente mantenuto fedele all’originale, che ha tratto a sua volta ispirazione dal modello classico di Villa Adriana. Il parco di Villa Gregoriana, invece, non appare strutturato sulla base di un preciso progetto architettonico e politico. È proprio a Villa Gregoriana che mi sono diretta il primo giorno, appena arrivata in treno da Roma e dopo aver lasciato il mio bagaglio al bed & breakfast che avevo prenotato. E proprio a Villa Gregoriana sono tornata il quarto giorno per una seconda visita, per cui parlerò di questo parco alla fine.

Day 2

Il secondo giorno ho preso un autobus che da Tivoli piazza Garibaldi mi ha portato al parco archeologico di Villa Adriana, fuori centro. Nel II secolo, l’imperatore Adriano si ispirò ai giardini greci ed egiziani per intervenire sul paesaggio e per adornare la sua villa preferita con giardini ricchi di grandi statue, colonnati, vasche e canali. Questo si apprezza, ad esempio, nell’enorme spazio della Piazza d’Oro, nel porticato del Pecile, e nel giardino del Canopo, dedicato da Adriano al bellissimo Antinoo. C’è tanto da ammirare e da imparare davanti ad ognuna delle strutture architettoniche che restano di questo enorme complesso imperiale. C’è anche tanto da camminare in spazi aperti, per cui è bene scegliere la giornata giusta, bel tempo ma non troppo caldo per poter apprezzare tanto splendore senza stancarsi.

Day 3

Il mio terzo giorno l’ho dedicato alla visita di Villa d’Este. L’elegantissimo palazzo fatto costruire da Ippolito II d’Este nel XVI secolo, vanta uno fra i più scenografici giardini all’italiana, detto anche giardino delle meraviglie. Tutto gli merita questa definizione: le terrazze, i viali, le siepi, le cento e più fontane, i cespugli artistici, le aiuole simmetriche, le sculture, l’estensione del disegno geometrico, l’illusione prospettica, insomma tutta l’armonia di forme raffinate prescritta dai principi umanistico-rinascimentali. Il culmine consiste nell’arrivare alla fontana dell’organo nel momento in cui suona letteralmente l’organo per lo stupore dei visitatori, meraviglia di ingegneria idraulica. A questo punto ci si accorge dell’esagerata ostentazione di opulenza e di bellezza che questi giardini racchiudono.

Day 4

Il quarto giorno sono voluta tornare alla prima scelta, non a caso tappa obbligata del grand tour italiano di intellettuali ed artisti europei di ispirazione romantica. Difficile definire il parco di Villa Gregoriana, particolarmente dal punto di vista storico, dato che la sua realizzazione copre un notevole arco di tempo. Immersi nel verde, vi si trovano resti di antiche ville romane e templi, il più visibile dei quali, sull’acropoli, è quello di Vesta, dalla forma circolare. L’alta cascata nella roccia e nell’ampia valle offre uno spettacolo stupefacente, risultato degli interventi voluti da papa Gregorio XVI nel XIX secolo per evitare periodiche alluvioni. Il fiume Aniene e i suoi affluenti sono protagonisti della conformazione delle tre Ville di Tivoli. Anche nel parco di Villa Gregoriana le acque dell’Aniene sono state deviate, incanalate e contenute, ma il suono della cascata è reale, non ha bisogno del congegno meccanico dell’organo per meravigliare. Numerose varietà di piante selezionate crescono relativamente libere in sentieri non lineari, con potature non artistiche e disposizione non simmetrica. È facile sentirsi in sintonia con questo ambiente in cui la storia e la trasformazione del paesaggio convivono con una vegetazione che cresce rigogliosa, in modo che l’ambiente restituisca alla natura la sua spontaneità.


LA STORIA

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